lunedì, 27 marzo 2006
author: Tittyna @ 27/03/2006 16:14
category: segnalazioni, blog, amicizia, articoli
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Cominciamo la settimana con 4 segnalazioni 4, tanto per non farci mancare nulla. In ordine sparso e casuale:

1- Spunti di Vista, la mia rubrica su Mentelocale.it , analizza la settimana "blog" appena passata con un occhio attento su "Vita da blogger", la bella iniziativa di Splinder; su PlayBlog, la trasmissione condotta da Stefano Gallarini su Playradio, il sabato e la domenica dalle 21 alle 24; sul neonato blog del settimanale "Grazia".

Nell'articolo trovate tutti i link necessari. Visto però che ultimamente partecipo spesso alla trasmissione di Stefano, ho linkato la radio anche qui, sul blog, così magari se vi capita la ascoltate via web.

2- Il mio post su "Vita da blogger" è stato già pubblicato da qualche giorno, ma non avevo ancora avuto modo di dirvelo.

3- Sul blog di Kay è riportato il gustoso video post fatto da Paolo Cevoli, uno dei comici di Zelig, proprio per "Vita da Blogger".

4- Il compleanno di Andromaca è stata l'occasione per una bellissima serata tra blogger. La torta che vedete in foto è opera mia, la magia della serata, invece, è stata merito della festeggiata, della padrona di casa, Asia, dei blogger presenti. Ma perché i blogless, invece, sono tutti così tristi? :))

venerdì, 24 marzo 2006
author: Tittyna @ 24/03/2006 19:24
category: blog, giornali
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Sottotitolo: "E va bene, lo posto!" 

Avevo avuto subito l’intenzione di scrivere qualcosa in proposito, dopo aver letto l'articolo sul Corriere della Sera Magazine di due settimane fa ma poi, per amor di pace, avevo tralasciato, anche perché mi era parso strano il silenzio che avevo avvertito intorno a me. A ben vedere, l'articolo firmato da Camilla Baresani, “Ma guarda un po' cosa ho scoperto dietro un blog”, era veramente poco lusinghiero nei confronti dei blogger, definiti, nel migliore dei casi “scrittori compulsivi, commentatori da bar, spiriti polemici frustrati” e via dicendo. Mi aspettavo che, da qualche parte, uscisse fuori una reazione, una citazione, un commento. Invece nulla di tutto ciò, almeno per quanto riguarda i blog che seguo. In realtà la tentazione era stata forte, tanto che avevo addirittura inventato i non-post, ovvero i post dove dichiaravo che non avrei pubblicato questo pezzo. Oggi invece, girando distrattamente per la mia personale blogosfera, inciampo in questo post e penso che si, adesso è proprio il caso di tirarlo fuori.

La prima cosa curiosa dell’articolo è che viene redatto in base ad una giornata trascorsa in compagnia di un solo blogger: Gianluca Neri, titolare del multiblog “Macchianera”, uno dei più noti in Italia certo, ma non l'unico e forse, a ben vedere, neanche il più rappresentativo, ammesso che ce ne sia uno che possa definirsi tale. Un blogger che lavora per la carta stampata, per la televisione, insomma, non certo un’anima vergine.

Solo alla fine dell'articolo la giornalista si lascia andare ad una ventina di righe bonarie, in cui afferma che si, in fondo, un pochino di contro-informazione i blog la fanno, anche se, alla fine, è comunque tutta gente che aspira, anela, sogna di giungere alla tanto vituperata carta stampata. Ma prima di arrivare a questo, come se l’intervistato non avesse fatto esattamente quello stesso percorso, m'ero dovuta sorbire i soliti rigurgiti del passato, dove chi non è d'accordo con te è semplicemente invidioso, rancoroso, geloso del successo altrui, frustrato, e finché si può nascondere dietro un nick fa lo smargiasso ma poi, se gli capita di incontrarti di persona la faccenda cambia, e magari ti bacia i piedi come fossi il nuovo messia. Persone che dai blog sono arrivate alla carta stampata e criticano chi ha le stesse ambizioni, mettendo nel calderone anche chi quelle ambizioni non le ha, in uno strano connubio di idee con certi personaggi politici che, se non sei d’accordo con loro, allora sei comunista bolscevico e devi essere annientato. Cose di questo tipo, francamente, pensavo fossero ormai archeologia del web, anfore legate ai fondali insieme ai relitti di blog che nel frattempo, da piccoli galeoni, si stanno trasformando in splendide navi da crociera. Macchè, esistono luoghi, evidentemente, dove il tempo sembra non passare mai.

Ora, sinceramente l'articolo, nella sua totalità, m'aveva lasciata parecchio attonita. Possibile, mi sono chiesta, che c'è ancora gente che ha, della blogosfera, questa visione? Possibile che ancora oggi si possa dare credito a chi vive il blog come un ambiente elitario, dove solo pochi hanno titolo per parlare, e chi sono questi lo decidiamo “noi”? Dove, per intenderci, ancora vale la mitica frase “lei non sa chi sono io?”. Immagino che per entrare la Baresani abbia dovuto favorire nick e url per ottenere il pass.

Un paio di mesi fa, tanto per fare un esempio, m'ero stupita di come alcuni blog importanti, primo tra tutti proprio Macchianera, avevano completamente “dimenticato” di fare cenno al convegno di Genova, soprattutto in considerazione del fatto che a volte in blog di questo tipo anche una piccola unghia incarnita diventa motivo di post e dibattiti. Però mi ero detta che magari c'è ancora chi, se non è il protagonista assoluto, il festeggiato, la primadonna, preferisce non andare alle feste e far finta che queste non abbiano neanche luogo. Mi sembrò una forzatura, ma tirai oltre.

Però mi domando se sia accettabile che oggi, nonostante il fenomeno stia diventando tanto ampio da rendere difficile fare considerazioni generali sul blog, ci sia ancora chi fa articoli prendendo per vero tutto quello che dice una singola persona. Si d'accordo, il titolo del pezzo fa riferimento ad un solo blog, ma poi, a leggere l'articolo, si capisce bene che il discorso diventa subito generale.

Pochi giorni dopo l’uscita dell’articolo, sempre su Macchianera, a causa di contenuti evidentemente sgraditi nei commenti al post in cui Neri segnalava il blog di un tal Lexi, lo stesso decideva di chiudere la possibilità di interagire a tutti, nessuno escluso, aggiungendo a questa iniziativa un post non certo lusinghiero nei confronti dei lettori del suo blog.

Non è un discorso personale, Gianluca Neri ha diritto di fare ciò che vuole, nel suo blog, per quanto riguarda contenuti, post, possibilità di commentare e quant'altro. Quel che pensa dei blogger, però, è venuto fuori ben chiaro nell'articolo su CdS Magazine. Poi però la sua ira si è abbattuta anche sui commentatori, al che viene da pensare, sommessamente per non urtare la critica sensibilità del personaggio:ma scusa, ma chi te lo fa fare?

E poi, subito dopo: ma li leggi mai tu, i blog? Ti capita mai di commentare un altro blog? Perché secondo me no, non lo fai, altrimenti ti accorgeresti che quel che hanno scritto tra i commenti di Macchianera è niente, in confronto a quel che accade in giro. In conclusione, se devo pensare che oltre alle opinioni che hai su blogger e commentatori, i blog neanche li leggi, mi viene da chiedermi perché ne parli sui giornali.  Mi viene da chiedermi perché invece di invitare gli altri ad uscire fuori, all'aria aperta, invece di definire i blogger, chi più chi meno, invidiosi e rancorosi, e i commentatori degli idioti, non ti fai un bel sito, tipo Dagospia, e buonanotte.

Dico questo perché il tenore dei commenti su Macchianera spesso non è diverso da quello di alcuni autori. Non comprendo, ad esempio, perché sia accettabile che Filippo Facci dia dell'idiota a chiunque, mentre il chiunque non possa fare altrettanto. A tutti piacerebbe essere commentati intelligentemente, da personalità spiccate e ricche di contenuti. Ma per avere questo non bisogna aprire un blog. Un blog è lì, alla portata di tutti, e non è facile, e forse neanche giusto, aspettarsi che ci capiti solo chi ci va a genio. Accettare questo, laddove non ci siano insulti e volgarità, è forse indispensabile, per un blogger.

Accusare gli altri di desiderare l’approdo sulla carta stampata avrebbe senso nel caso in cui l’accusatore non avesse fatto esattamente questo percorso. Io personalmente, a tutte le persone che mi scrivono cercando aiuto e consigli, dico di insistere, di darsi da fare, di tirare fuori il meglio di sé che le cose, prima o poi, verranno di conseguenza. E sono la prima ad essere felice, quando qualcuno/a ce la fa. Sono la prima ad essere orgogliosa quando una persona di cui ho stimato le qualità ottiene le occasioni che merita.

In sostanza, credo che l’inserto del giovedì di un giornale come il “Corriere della sera” dovrebbe usare più attenzione nel parlare di certi argomenti. Approfittarsi del fatto che buona parte dei lettori non conosca bene, o affatto, la blogosfera, non è certo un buon segno. A questo proposito ringrazio invece Barbara Sgarzi che, lo scorso anno, prima di scrivere un articolo sui blog, ne contattò a decine, e fece un ottimo lavoro.

Io adesso, per esempio, mi aspetto di tutto. Di certo, però, non chiuderò i commenti.

giovedì, 23 marzo 2006
author: Tittyna @ 23/03/2006 15:52
category: pensieri, blog
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"Prepariamoci. Tutta la ponderosa letteratura che per anni ha versato lacrime sui danni arrecati dalla tv alle menti indifese dei nostri ragazzi sta per cambiare oggetto. La colpa non sarà più della tv ma del web." ... "Da una decina d'anni almeno, ci si è accorti che i giovani non guardano più la tv. La guardano in misura irrilevante o mirata." ... "Certo, la tv è, ancora oggi, il mezzo di comunicazione più potente e persuasivo, ma fra telespettatori e cittadini la sovrapposizione non è affatto lineare." ... "Non deve quindi stupire la notizia che gli inglesi passino più tempo a navigare in internet che a guardare la tv. I numeri, ormai, sono decisamente a favore della rete" ... "E' una grande svolta questa, non solo mediatica. Il web esige un utente più attivo, più partecipativo, più informato." ... "E' il giorno in cui Virtuale-Caino ha ucciso Reale-Abele."

Il gioco prevede di indovinare chi ha detto, o  meglio scritto, queste parole apparse proprio oggi su un magazine. E non vale dire che sono stata io. Io le ho dette un bel po' di tempo fa, su Mentelocale.it e su IneditaBlog, oltre che qui. Ma se le dice questo signore, allora forse tocca rifletterci seriamente almeno un pochino.

mercoledì, 22 marzo 2006
author: Tittyna @ 22/03/2006 20:29
category: pensieri, amicizia
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Addio è un treno che parte.

Una banchina, gente che corre, che parla, un cappotto per nascondere la faccia, un giornale in mano buono solo da gettare via.

Addio è voltarsi indietro, quando non c'è più nessuno. è una strada deserta, per terra foglie e pezzi di carta, un bambino che ti guarda in faccia, e imitando la tua ti restituisce la malinconia.

Addio è una lettera, poche parole, una firma tirata via. Un bicchiere vuoto sul tavolo, in cucina, un armadio aperto, le stampelle nude, penzolanti come il cuore.

Addio è la terra, la polvere, l'erba bagnata. è l'aria che manca, la musica che suona nella tua testa, un foto scolorita sulla mensola.

Addio è qualcuno che muore all'improvviso, ma solo per te. Addio è le lenzuola grigie, la notte nera, le labbra viola e la pelle bianca.

Addio è un attimo e tutta la vita. Addio è quello che sarà, prima o poi.

L’addio che non accetterai mai.

Che dirlo fa male, quanto sentirselo dire.

A Mitì

domenica, 19 marzo 2006
author: Tittyna @ 19/03/2006 02:37
category:
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Chiunque sia stato l’autore di quel famoso libro che vende ormai ininterrottamente da duemila anni, devo dire che nella stesura dei peccati capitali si è superato. È difficile immaginare infatti, una persona capace di schivarli tutti e 7 nell’arco di un intera esistenza e vivere felice. Impossibile, diciamolo francamente, e questo accredita la convinzione che l’ispiratore del suddetto libro avesse ben poco a cuore la nostra felicità. Al contrario. (Se penso che quella mela non era neanche una Melinda.)

Inevitabilmente, il massimo che una persona di buon senso può fare, è tentare di dominare alcuni di questi vizi andando poi a sopperire indugiando negli altri, perché la mia teoria, in definitiva, è che prendendo come somma totale del vizio insito in ognuno di noi il valore 100, se hai per esempio un 1 per 6 vizi, gioco forza ti ritroverai con un 94 del vizio restante, per totalizzare il “100” uguale per tutti.

Nella mia personalissima valutazione dei 7 vizi capitali essi vengono ulteriormente suddivisi in tre grandi categorie, in quanto credo che la presenza di un vizio comporti automaticamente una correlazione con gli altri. Le tre grandi famiglie sono, in ordine di gravità:

1) Superbia-Invidia

2) Avarizia-Ira

3) Lussuria-Gola-Accidia

Nonostante la terza categoria sia composta da tre vizi essi, a mio parere, non sono assolutamente comparabili agli altri, di gran lunga più gravi, e c’è un motivo.

I vizi della categoria 3 hanno il vantaggio di rendere felice il peccatore. Guardateci bene, noi lussuriose. Vi sembriamo forse sofferenti? Vi sembriamo preda di paturnie e insoddisfazioni varie? E mentre mangiamo beatamente ogni genere di dolciume, vi sembra di cogliere, dal nostro sguardo, un’ombra di malinconia? Mentre ce ne stiamo mollemente adagiate al sole, intente a sperperare il patrimonio del babbo, o dello zio americano prematuramente scomparso, vi sembriamo forse disperate? Non scherziamo, questi tre vizi, che di solito si presentano insieme come tosse, raffreddore e mal di gola, sono in realtà quanto di più beatamente godurioso esista in natura. E la natura va rispettata, quand’anche possibile sostenuta.

Guardiamo adesso gli altri. Guardate l’avaro, immaginate quello meravigliosamente interpretato da Totò nel film “47 morto che parla”. Eccolo, quello è l’avaro e quella è l‘infelicità. Triste, preoccupato, ansioso, vittima del suo denaro e della preoccupazione di perderlo. Neanche davanti allo spettro della morte è disposto a cedere, non sia mai che nell’aldilà serva qualche spicciolo. E l’ira è spesso compagna dell’avaro, per via di quello stato di tensione che vive costantemente chi ha paura di perdere i suoi beni materiali. Ve l’immaginate un accidioso che spreca energie per arrabbiarsi? O uno con la pancia piena, bello satollo, che si mette ad urlare e sbraitare per una stupidaggine? Macchè, il massimo sforzo che vi possono concedere questi signori, è uno sbadiglio ben articolato. O, in tempi culturalmente elevati come i nostri, un rutto.

La prima categoria è la peggiore. È quella dei perdenti, di coloro i quali mai raggiungeranno la pace, per l’impossibilità di realizzare i propri desideri. Ci sarà sempre qualcuno da invidiare, se non sei capace di apprezzare le qualità altrui, e soprattutto ci sarà sempre qualcuno migliore di te. E questa è la peggiore condanna, per un superbo. Inutile aggiungere che queste persone la felicità non sanno neanche di che colore ha i capelli.

Io, amabilmente e candidamente, faccio parte della terza categoria. Abuso di cibi, di pigrizia e di sesso. Cosa volete, il mio 100 me lo son preso tutto lì. Lo so, forse quel tale non prenderà mai in considerazione il mio sincero pentimento. Per via dell’espressione di beata soddisfazione che avrò dipinta sul volto, quando mi dovrò confessare. Ma sono sicura che sarà curioso di scoprire in che quantità avrò diviso i miei vizi.

Questo post è colpa sua, ma visto che sono buona, non lo passo a nessuno.

giovedì, 16 marzo 2006
author: Tittyna @ 16/03/2006 22:27
category: blog
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No, non lo posto.

Anzi si.

No, meglio di no.

Lo posto, va bene. Però, da un'altra parte.

giovedì, 16 marzo 2006
author: Tittyna @ 16/03/2006 01:19
category: pensieri, blog
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Vi è mai capitato di scrivere un post e poi rileggerlo dieci, venti, cento volte, domandandovi se pubblicarlo o meno? Ecco, a me no, non era mai capitato prima d'ora. Adesso invece sono qui, tra poco me ne andrò a letto, il post l'ho scritto alle 16 e probabilmente non lo posterò. Anzi sicuramente, visto che sto postando questo.

Che significato dare adesso a questi dubbi? E soprattutto: domattina mi sveglierò pensandoci divorata dai dubbi, oppure troverò una risposta? Distruggerò il post per cancellare ogni traccia, oppure lo posterò fregandomene delle conseguenze?

Comincio a pensare che farsi intervistare in radio cambi la vita.

venerdì, 10 marzo 2006
author: Tittyna @ 10/03/2006 23:03
category: blog
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All’inizio sembra solo un gioco. Butti lì una cosa, un’idea tra le mille che ti ronzano per la testa e non ci pensi mai, che le idee hanno ali e piedi, e magari si mettono in marcia per conto loro. Poi, rapidamente, cominci a rincorrerla e ti lasci prendere dalla voglia di fare, di creare, di realizzare, che altrimenti non saresti una blogger ma un dato auditel. Solo che tu non ce la fai, a restare a guardare quelli che “fanno”. Non tu, che non ti accontenti, che hai voglia di rendere nuove le cose che vedi da mille anni sempre uguali. Non hai la pretesa di riuscirci, hai tanta voglia di provarci.

La cosa bella? Che nonostante, da più parti, ti dicono che sei pazza, che è impossibile, che non ci riuscirai mai, che già altri hanno tentato, senza successo, nonostante questo tu vai avanti, impavida, fedele al motto post moderno “impossible is nothing”.

La cosa bellissima? Che non sei l’unica pazza. Che ti guardi intorno, chiami a raccolta le persone che ami, che stimi, di cui hai fiducia e considerazione, e quelle rispondono subito si, un coro di si, che già questo basterebbe a farti pensare che no, non siamo sole, siamo in tante, e abbiamo una gran voglia di dire la nostra, a modo nostro.

Per quelli che hanno, sulla punta della lingua, una domanda che comincia con: “Ma davvero tu…” posso dire che la risposta è: “Si, davvero”. E chi crederà in noi, farà un affare.

mercoledì, 08 marzo 2006
author: Tittyna @ 08/03/2006 13:27
category: blog
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Per la serie, antipatica e detestabile, del "L’avevo detto io”, ecco una notizia che mi procura due diverse sensazioni, quasi in contrasto una con l’altra.

In primo luogo una discreta soddisfazione, giacché spesso e volentieri, quando si cerca di analizzare gli andamenti di un determinato settore, ci si trova in acceso dibattito con chi non riesce a vedere oltre, o con chi è fortemente legato alle immagini del presente e non vuole immaginarsi niente di nuovo. Invece, riuscire a fornire idee nuove, volte al miglioramento e allo sviluppo di un mezzo, e vederle realizzate, è motivo di grande soddisfazione. Ne avevo parlato un po’ di tempo fa su “Spunti di Vista”, (Un salto fuori dalla Rete-22 novembre 2005) della creazione di una rivista blogger cartacea, ed ecco che giungono i primi segnali in merito. Così accolgo con gioia (opss, volevo dire con Grazia) questa notizia che apprendo da Libero Blog e pubblicata originariamente su Fratelli d’Italia, la quale ci informa che 6 blogger donne scriveranno su “Grazia”, e cureranno il blog ufficiale della rivista.

La seconda questione, contrastante con questa, è: e io? J

Mah, e pensare che avrei una squadra di blogger per realizzare un magazine fantastico che non ci sarebbe neanche bisogno di sprecar soldi per le modelle da mettere in copertina.

Update: a poche ore dalla pubblicazione di questo post, già arrivano le prime adesioni. Bene, a questo punto non mi resta che convocare idealmente le persone che avevo in mente per la redazione. Dunque vediamo:

Mitì Vigliero Lami (Placida Signora) come Direttore Megagalattico, poi Viss (Blog e cucina), Rael (Blog e letteratura), Asia (Blog e sentimento), Niobe (Blog e sesso), Cici (Blog e cittadini), Margot (Blogoroscopo), Francesca Baroncelli (Blog e arte). Giulia (MaghettaStreghetta) per la veste grafica. Si accettano proposte da altri aspiranti collaboratori. Ah già, ci sarei anch'io.

venerdì, 03 marzo 2006
author: Tittyna @ 03/03/2006 23:52
category: segnalazioni, blog, articoli
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Forse non molti avranno letto questa notizia tra le news di Splinder. E' un piccolo trafiletto, apparentemente insignificante, che però poi, alla fine, insignificante non è. Non sto dicendo che sia negativo, o positivo. Dico che c'è da pensarci su, da rifletterci un po'. Io l'ho fatto, e ci ho scritto l'articolo per la mia rubrica su Mentelocale.it, "Spunti di Vista".

E' un discorso che riguarda, ovviamente, non solo gli utenti di Splinder ma i blogger tutti, o almeno coloro che, oltre a scrivere un post, si fanno a volte qualche domanda sullo strumento che usano, su com'è oggi e come potrebbe essere, o non essere, domani. Vi lascio il link, e mi auguro che qualcuno di voi abbia piacere di parlarne un po'.

Leggi "Blog Spot" su Mentelocale.it

giovedì, 02 marzo 2006
author: Tittyna @ 02/03/2006 13:09
category: blog, tv
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E così Selvaggia, per la seconda volta, ce l'ha fatta a rimanere in gioco, grazie al gradimento del pubblico ed alla palese antipatia suscitata in tutti da Randi Ingerman. Non sono un'esperta di televisione, non ne parlo quasi mai anche perché la vedo poco, e comunque di norma dei reality guardo unicamente il puntatone settimanale, vuoi per esigenze di lavoro, vuoi perché gli zoo umani, al pari di quelli animali, non mi sono mai piaciuti.

Il motivo per cui sto guardando “La fattoria” però, è legato appunto alla presenza di Selvaggia Lucarelli, ed alla mia passione per il blog, come ormai credo voi tutti sappiate (eh si, avrò anche rotto un pochino le balle immagino).

Selvaggia, e non so quanto a lei faccia piacere questa responsabilità, è indiscutibilmente l'icona blogger. È colei che rappresenta lo strumento ed i suoi utilizzatori nel mondo reale, quello dei media tradizionali, è la portabandiera di una blogosfera che apparentemente vuole essere diametralmente opposta, in aperto contrasto, con tali media salvo poi, però, colludere ogni volta se ne presenti l'occasione. Un bene se si usa questa possibilità per migliorarli, un male se ci si lascia fagocitare dal sistema.

A proposito di Selvaggia c'è un atteggiamento collettivo, non generale, ma di coloro che si occupano di blog e televisione, secondo il quale ciò che dice lei è esattamente quello che diremmo noi se fossimo lì, ospiti di un talk show. È come se esistesse una coscienza blogger che tutti condividiamo, e di cui lei è portavoce. Mi pare una responsabilità troppo grande, simile a quella che si addossa ai calciatori che se non vanno sotto la curva a salutare i “tifosi” sono dei cialtroni. Spero non accada, il tifo da stadio è quanto di più pernicioso esista nei fenomeni di massa.

Ieri sera, durante le nomination, pare che abbia salutato un paio di blog. Da quel momento si è scatenata una divertentissima caccia alle parole esatte visto che lei, parlando velocemente, non era stata troppo chiara. Su Daveblog potete farvi un'idea di cosa intendo.

Su tutto ciò faccio alcune considerazioni:

-Se davvero qualcuno può rappresentare i blogger in televisione, sono felice che sia una donna come Selvaggia.

-Nei commenti su Daveblog è interessante (e positivo a mio parere) il senso di appartenenza che dimostrano i lettori, fatto che denota la possibilità di stringere reti relazionali molto forti, grazie alla centralità di un blog che accomuna interessi di molti.

-Tra una blogger ed una modella c'è un abisso di differenze, tutte a vantaggio della prima.

Non so se Selvaggia abbia contatti con l'esterno, di certo se è così lo scopriremo la settimana prossima, quando durante le nomination, sarà costretta a presentarsi con un foglio per leggere la lista dei blog da salutare, stavolta scandendo però bene le parole. Nel frattempo faccio il tifo per lei, mi sembra il minimo.

mercoledì, 01 marzo 2006
author: Tittyna @ 01/03/2006 11:32
category: racconti
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In fondo alla stanza un uomo era seduto accanto ad un’altra, vecchia scrivania. Non era in divisa, anzi, i suoi abiti denotavano incuria o pochi mezzi economici. O ambedue le cose. Soltanto allora l’uomo manifestò la sua presenza, cogliendo di sorpresa il denunciante, ma lasciando indifferente il poliziotto. Proferì quella frase senza alcuna inflessione o tono, quasi fosse una stanca e noiosa cantilena ripetuta già milioni di volte. E soprattutto senza guardare verso nessuna direzione, come fosse cieco.

- Io ne avrei di cose da dire. O meglio le avevo, prima di smarrirmi. Ma nessuno ha mai voglia di stare a sentire. Sentire davvero, intendo. Mentre parli stanno già tutti pronti a prepararsi le cose da dire, in un eterno monologo a due, a tre, a mille.

- Dov’è che s’è visto, l’ultima volta? Sarà bene partire da questo, per la nostra ricerca. Dov’era, l’ultima volta che ha avuto coscienza di sé?

- Stavo effettuando il mio primo login, credo.

- Diamine, davvero alla lontana. Non sarà facile ritrovarla, sa. In verità le consiglio di non nutrire troppe speranze. Raramente ritroviamo qualcuno. – lo avvisò l’agente, come a volersi preparare alla sconfitta.

- Specie se quel “qualcuno” non ha nessuna voglia di farsi trovare - concluse l’uomo alle spalle, continuando a guardare in nessun posto.

- Vedete, è come se, trasportando una cesta di calzini appena lavati, qualcuno avesse fatto un percorso nuovo e ne avesse lasciato cadere, inavvertitamente, uno. Quel calzino è rimasto lì, nei secoli, perso, dimenticato, senza il suo calzino accompagnatorio, e senza che nessuno si sia preso la briga di andarlo a cercare. Ecco, diciamo che quel percorso, quello durante il quale mi sono smarrito, non è stato più fatto ed io mi trovo perduto in un luogo sconosciuto.

Un agente entrò improvvisamente nella stanza con un foglio in mano, si avvicinò al poliziotto che stava tentando di redigere la denuncia e glielo mostrò. Era la foto del denunciante, riverso su un tavolino, un lago di sangue.

Il poliziotto guardò più volte prima la foto, poi l‘uomo davanti a sé, prima di parlare.

- Devo darle una brutta notizia. Lei è morto -

- Dove? Quando? Non è possibile! -

- Guardi qui - e gli mostrò la foto - non è lei, questo? -

- Si, sono io, è vero. - ammise.

- Bene, nessuno meglio di lei poteva fare questo riconoscimento e almeno adesso il mistero è risolto. Torni a casa, ci dorma su, vedrà che domattina le sarà tutto più chiaro. -

- Si, ma … adesso resta da capire la cosa più importante. Chi di noi due è morto? -

Il vecchio cieco si alzò dalla sedia e si diresse senza apparenti difficoltà verso la porta - Probabilmente nessuno dei due. Ma una parte di te, quella si, che è morta.-

L‘uomo osservò il proprio nickname riverso sul tavolino e pensò: "Già, una parte di me. Peccato solo che fosse quella vera."

fine