mercoledì, 28 settembre 2005
author: Tittyna @ 28/09/2005 13:13
category: segnalazioni
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Prima di andare vi lascio un paio di link. Avrei potuto fare un update al precedente post, ma volete mettere la gioia di sparare due post in un giorno, io che è un miracolo quando ne faccio due a settimana?

Il primo è a Calde Luci Rosse, per la decima parte di "Manila", "Occhi Chiusi". Terz'ultimo post, con gli ultimi due già pronti e che verranno postati questa settimana, per concludere questo progetto e dare un giudizio d'insieme. La mia intenzione è quella di dare un seguito alla vicenda, seguendo le storie di due personaggi, Manila e Tania, ma ne riparleremo poi.

Il secondo è a Spunti di vista, dove a seguito del pezzo della scorsa settimana, pubblico un decalogo dei blogger, tra il serio e il faceto.

Vi bacio, ragazzi e ragazze mie.

mercoledì, 28 settembre 2005
author: Tittyna @ 28/09/2005 10:05
category: segnalazioni
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Il nostro ministro delle comunicazioni è uomo sensibile e sincero, che si fa carico del suo mandato e per questo è sempre pronto a rispondere ai cittadini, ovvero ai suoi elettori, coloro ai quali deve riferirsi senza cedimento alcuno. Non solo ai suoi superiori (anche quelli sia chiaro) ma in primis alla gente comune, a quella della (e per la) strada.

Così si spiega quanto ho avuto modo di apprendere attraverso le pagine del Corriere.

“Ho ricevuto molte lettere di protesta al ministero” è chiaramente una frase inevitabile. Come a dire –non posso esimermi dal fare mia questa protesta, è il popolo che lo chiede-. «C’è una fiction, e mi riferisco a Montalbano e perfino al Grande Torino, che trasuda comunismo”, aggiungendo impavido, forte dell’appoggio popolare, che questo fatto “è sotto gli occhi di tutti”.

Non tutti hanno saputo prendere questo intervento del ministro per il giusto verso, ovvero come una velata preferenza che lo stesso ministro ha per l’entertainment a danno della fiction, e quindi alcuni hanno abbozzato risposte che denotano l’inopinata accettazione che quella sia realmente un’opinione sensata.

Sarebbe bastato leggere il resto dell’intervento per capire come l’intento comico fosse dominante su tutta la gag. “Parliamo di un partito che, nella sua storia, ha preso ordini e denaro da una potenza straniera”.

La trovata geniale è stata nel far accenno al comunismo in precedenza, altrimenti sarebbe stato arduo individuare, tramite quest’ultima frase, il partito in questione. Ad ogni modo, per alleggerire il caso, vi propongo le quote per alcune divertenti scommesse:

Calissano prossimo ospite fisso da Costanzo, non appena si sarà disintossicato e pronto a chinare il capo davanti al Re dei Nani 15-1.

Landolfi apparizione fissa settimanale nel programma di Bisio 10-1.

E adesso tutti davanti a centovetrine, la prima fiction girata dentro un centro commerciale, mica fiaschi.

 

lunedì, 26 settembre 2005
author: Tittyna @ 26/09/2005 19:06
category: strane storie
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Quando sono tornata a Peschici erano almeno dieci anni che non mi facevo vedere da quelle parti. È stato bello rivedere i luoghi dei primi amori carnali, dei baci in riva al mare, dei fuochi la sera, con amici e chitarra.

È stato bello tornare a Peschici, affittare un bungalow al “Bellariva”, esattamente lo stesso villaggio dove avevo trascorso quelle magiche vacanze estive, in quell’anno dai contorni troppo adulti per i miei diciassette anni.

A Peschici vive anche Simone, un ragazzo con cui, dieci anni fa, ebbi una breve storia, intensa e burrascosa. Lui che voleva a tutti i costi legarsi per la vita intera, io che potevo concedergli al massimo venti giorni, non di più. Lo avevo dimenticato, Simone, e probabilmente sarei andata via senza che mi tornasse in mente se lui, zelante com’è sempre stato, non si fosse premurato d’incidere, con un cacciavite, il suo nome sul cofano della mia macchina.

Quando si dice che il primo amore non si scorda mai.

Poche ore dopo l'auto di Simone è stata ritrovata in questo stato. La ragazza fermata dalla polizia ha affermato che trattasi semplicemente di curiose coincidenze.

sabato, 24 settembre 2005
author: Tittyna @ 24/09/2005 10:21
category: strane storie
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Non sempre il posto in cui vivi è il posto in cui sei. E nessun posto è un posto qualunque. Se ci sei, o per qualche motivo ti ci senti, è per una ragione ben precisa. Io, per esempio, vivo a Plymouth, anche se non ci sono mai stata. Inoltre, e questo è il particolare veramente curioso, ci vivo dal 1829 e oggi, secondo i miei calcoli, e quello che dice il calendario apposto accanto al lavello in rame battuto, è il 24 settembre 1851. Da ciò deduco che ho esattamente 22 anni e guardandomi allo specchio, accanto al letto a baldacchino, noto con piacere che non c’è nulla, nemmeno il più piccolo particolare fisico, che possa confutare questa rigidissima tesi.

Tutto ciò, a me, pare assolutamente plausibile, compreso lo stupore che mi pervade, quando ferma al semaforo che attraversa la via Cristoforo Colombo, incastrata in un groviglio di automobili fumose e rumoreggianti, che scaricano tutto all’esterno per fare in modo che, all’interno, non si avvertano né odori né rumori fastidiosi, riconduco tutto alla fase del sonno più visionaria, quella dei sogni avveniristici.

Plymouth è una bellissima città, anche perché mi sono occupata io stessa, non avendola mai vista dal vero, dell’architettura e del piano urbanistico. È ampia, vittoriana, qua e là un po’ barocca, con lineari viali dal fondo terroso, adatto alle passeggiate a cavallo, sul quale non sono mai salita ma che, a occhio, mi pare cosa buona e giusta.

Il mare è a pochi passi dal mio castello immerso nel verde, e le visite dei nobili, miei vicini, sono sempre gradite e divertenti. Unica concessione che faccio al moderno, la sera, dopo cena fingo di sognare di accendere un pc e di scrivere il mio blog. Benché, riflettendoci, io non sappia veramente bene cosa sia, né l’uno né l’altro.

Ora vi lascio, che devo andare a Londra, e ci vorranno almeno due giorni di carrozza.

 

lunedì, 19 settembre 2005
author: Tittyna @ 19/09/2005 23:48
category: blog
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Il pezzo su Mentelocale di questa settimana parla di blog e di blogger. E' una mia personale analisi del mezzo e dei conduttori, nata dal post che ho scritto sul blog di Asia e che, inevitabilmente, ha generato azioni e reazioni contrastanti. Io credo sia interessante riflettere su questo tema, sia per essere d'accordo che per contestarlo. Copioincollo l'incipit, poi decidete voi se continuare o meno la lettura.

Solo un blog, dicono. Troppa importanza, è solo un blog. Magari lo fosse, solo un blog. Invece no, non lo è, “solo”. È molto, un blog. C’è gente che parla, che racconta, di sé e del mondo intorno. C’è gente che scruta, che scava, che analizza, che fa ricerche. C’è gente, dall’altra parte del mondo, che si sente improvvisamente a casa. Per pochi minuti o un’ora, non importa. Ma non è, non sarà mai, solo un blog. Ne parla il web, ne parla la tv, ne parlano anche i giornali. Tra pochi giorni, sul nuovo numero di Cosmopolitan si parlerà nuovamente di blog. Solo è un aggettivo che proprio non ha ragione d’essere, o almeno non più. Giorni fa, su un blog, ho pubblicato un post che ha raccolto, intorno a sé, sentimenti, affetti, rabbie, e altro ancora.

segue su "Spunti di vista".

domenica, 18 settembre 2005
author: Tittyna @ 18/09/2005 09:59
category: amicizia
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Una vaschetta di metallo. Lucida. Ci verso un bicchiere d'acqua, prima io, poi tu. Poi anche lei, e lei, e lui, e ancora lui. L'osserviamo, la superficie d'acqua, nella vaschetta di metallo. Lucido. Ci vediamo riflessi i nostri volti, vediamo l'acqua incresparsi sotto le nostre parole sussurrate lì, guardandoci come in uno specchio, le guance attaccate una all'altra. C'è libertà, pulizia, trasparenza. Purezza.

Poi andiamo via. Colpa del tempo, delle cose da fare, il mondo che chiama e pretende la presenza costante. Torniamo. Ma non insieme. Una alla volta. La superficie non è più limpida, trasparente, ora no. E' ghiacciata. A vederla da qui pare dura come il marmo, lascia immaginare totalità di gelo, monoblocco indistruttibile di solido ghiaccio. Lo guardiamo, una alla volta, ognuno per suo conto, e andiamo via, una alla volta, convinte che sia così, che quel ghiaccio sia tutto quello che c'è, che niente potrà darci ancora la freschezza rumorosa e pura e della nostra acqua.

Ma qualcuno no, non vuole crederci, non può accettarlo. Un colpo. Un altro colpo. Un altro ancora. Non era un blocco intero, no. Solo la superficie, che si sgretola e si confonde con l'acqua, ancora gelida, certo, ma liquida, fluida, nuovamente limpida, nuovamente viva. Vita.

Ci parla sopra, aspettando gli altri. La troveranno, almeno, tiepida del suo respiro.

mercoledì, 14 settembre 2005
author: Tittyna @ 14/09/2005 10:25
category: segnalazioni, blog
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Internet è la libera circolazione delle informazioni. Vero in parte, cioè non solo. E' anche la libera circolazione di sentimenti, idee, sensazioni. Giro per i miei blog preferiti, i miei blogger di riferimento, e trovo questo post. A dire il vero spesso, in questo blog, trovo di questi post. Quelli che ti spiegano le tue idee come tu non riesci mai. Alixel scrive queste righe, io le riporto da me, senza cambiare una virgola, perché quasi mai ho trovato una simile condivisione.


Vorrei essere una donna forte, di quelle in cui la fermezza non è mai ruvida, ma dolcissima.

Vorrei sorridere alla vita, sapere cosa dire in ogni occasione, avere parole misurate e opportune, ricolme di energia e di verità.

Sentire senza rancore, non abbandonarmi mai alla rabbia scomposta, infantile, sterile, misera.

Vorrei abbracciarti, anzichè rimproverarti, quando si possono perdonare gli errori che non contano nulla e tenerti al caldo, qui sul cuore. Che tutti hanno bisogno di un rifugio, dove chiudere gli occhi e smettere di guardarsi alle spalle.

Vorrei imparare a pregare senza recitare una formula. E ripulire lo sguardo dai sentimenti gretti, che mi offuscano l'anima come una cappa antitraspirante, vedere con luce nuova quante ricchezze mi appartengono, riempirmi di fede fine a se stessa, che altro non è che una forma d'amore.

Voglio volerti bene.

Perchè il senso di ogni cosa è solo in questo, non importa se me ne vuoi anche tu.

martedì, 13 settembre 2005
author: Tittyna @ 13/09/2005 15:47
category: blog, amicizia
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Scrivo e pubblico un post dove meno te l'aspetti, dove neanche io pensavo. Un post per ricordare, ma non solo. Perché non è solo il ricordo di un gruppo splendido e ricco, fatto di persone che, tra dieci anni, saranno chissà dove a cavalcare chissà quali grandi successi. Non è solo il ricordo. E' anche la speranza, il desiderio, la voglia che si possa ricreare qualcosa, andare avanti uniti, insieme. E che ognuno sappia trovare, dentro di sé, il coraggio, la forza e la voglia di dire no, non è finita, non finirà mai. Legami indissolubili.

Io ci credo, e questo post è la mia dichiarazione. Non ho paura a dire che spero altri si uniranno. Lo spero davvero. Ci leggiamo  a casa di Asia.

Ottava puntata di Manila su Clarence.

Spunti di vista: Tittyna incontra Gianni Biondillo.

venerdì, 09 settembre 2005
author: Tittyna @ 09/09/2005 00:29
category: blog
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Ci sono due cose facili facili da distinguere:

il giorno dalla notte,

un uomo che ti tradisce da uno che non lo fa.

A meno che non si voglia andare in giro ad occhi chiusi, per convincersi che è sempre notte.

martedì, 06 settembre 2005
author: Tittyna @ 06/09/2005 00:07
category: blog
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Le amiche del Pink Pub sembrano divertenti. In fondo può essere utile mettere nero su bianco certe cose, mettere anche una certa distanza tra quello che facciamo e quello che poi è il risultato delle nostre azioni, o delle nostre parole. Quindi, per chi è interessato a sapere cosa dicono le donne quando sono da sole, eccovi un buon motivo per leggere Spunti di vista. Quattro amiche al bar: Mayla, Elisa, Jo (che non vuole assolutamente si sappia che si chiama Giovanna) e Titty. Inutile dire che le quattro in questione, purtroppo per l'umanità, esistono davvero. E pure il Pink Pub.

Settima puntata di "Manila". Ormai siamo oltre la metà della storia e la pubblicazione si farà ravvicinata. Già venerdì metterò on line l'ottava e a seguire, lunedì o martedì, la nona. Chissenefrega, direte voi. Ve lo concedo, ma non mi associo.

Per la presentazione del libro a Roma c'è una data semi ufficiale, il 16 ottobre. A breve vi farò sapere chi ci sarà e se ci sarò anch'io. Vi tengo un po' sulla corda, che mi diverte. Grazie a Monica Maggi che si sta occupando di tutto, ma proprio tutto tutto.

Basta così, domani scrivo un post vero, invece di queste segnalazioni di cui non v'importa nulla. E non vi sprecate a dire che non è vero e che invece v'interessano moltissimo, mi raccomando.

sabato, 03 settembre 2005
author: Tittyna @ 03/09/2005 13:44
category: strane storie
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New Orleans Today:

I ricchi fuggono. I poveri muoiono.

Mi sorge un dubbio curioso. Ma non è che, a furia di esportare democrazia, qualcuno sia rimasto beffardamente senza?

venerdì, 02 settembre 2005
author: Tittyna @ 02/09/2005 11:20
category: strane storie
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Di fronte alle immani catastrofi mi torna sempre alla mente l'ultimo spettacolo di Beppe Grillo trasmesso dalla RAI non so più quanti anni fa, nel quale, tra le altre cose, era evidenziata l’importanza delle parole, il loro uso scorretto, spesso volutamente tendenzioso.

Già lo scorso natale ho dovuto dire addio al buon vecchio “maremoto” ottenendo in cambio uno “tsunami” che, invero, continua a non convincermi. Sì perché le nostre parole contengono spesso non solo l’indicazione della cosa ma anche una possibilità d’immaginazione. Maremoto, terremoto, alluvione, sono tutte parole che evocano immagini catastrofiche ben più aderenti all’avvenimento di quanto possa mai uno “tsunami”. Ci vorranno anni di ripetizione e di elaborazione di questa parola affinché al solo dire “tsunami” appaiano, ai nostri riparati occhi neocon, le poderose immagini di gente arrampicata su alberi quasi completamente sommersi da onde anomale. Inutile sottolineare che anche la natura dovrà darci una mano, offrendoci tsunami in quantità sufficiente a poterlo dire e scrivere abbastanza. Auguriamocelo.

Perché noi, nel nostro piccolo, ci diamo da fare e ci applichiamo con grande impegno a questa rivoluzione linguistica. Basta vedere il totale abbandono di parole crociate, crittografati e crucintarsi a vantaggio di un esotico quanto incomprensibile Sudoku, per il quale ci sono voluti due mesi per mettersi d’accordo. Sodoku, sudoko, su-doku. Fortuna che l’editoria, sempre sensibile al problema della cultura allargata alle masse, sta provvedendo con la pubblicazione forsennata di volumi che spiegano tutto con ottimi risultati di vendite, il che significa che si, l’Italia ha fame di cultura.

L’altro giorno stavo osservando una signora, alle prese con un bambino che opponeva una strenua resistenza al rispetto delle regole di convivenza civile, ingollando e sputando caramelle mou una dopo l’altra. Le caramelle mou, che sono di natura molto appiccicosa, tendono ad applicarsi alle suole delle scarpe facendo, dopo pochi passi, un tutt’uno con loro.

Alla fine, esasperata, la signora ha colpito con la mano aperta la guancia del ragazzino impunito. Un signore lì accanto, forse fautore dell’educazione liberal, quella cha ha generato orde di quattordicenni che danno serenamente dell’idiota ai padri ottenendone in cambio un sorriso contrito (ah mio figlio, ha sempre voglia di scherzare), di fronte a tanta violenza è intervenuto prontamente:

-          Ma signora. Per così poco, dargli uno schiaffo.-

-          Non era uno schiaffo, caro signore. Era una carezza anomala.-