venerdì, 29 luglio 2005
author: Tittyna @ 29/07/2005 11:57
category: segnalazioni
comments: commenti (24)(popup) | commenti (24)

 

 

 

Ci sono tante occasioni in cui capita di dire che non si ha tempo per fare questo e quello, che ci sono gli impegni, le cose, le persone, le responsabilità. Tutte scuse, tutte cavolate. Perché se qualcuno, di notte, per la strada, ti prende per il collo e ti stringe forte togliendoti il respiro e poi ti trascina dentro un casolare abbandonato e ti lega i polsi e ti lascia lì, da sola, al buio, in compagnia di tuoi mostri, allora il tempo lo trovi. Sei costretta a trovarlo.

Lei ha fatto così, con me, che sono una delle tante che l’ha letta. Mi ha prima sedotta con lo sguardo, poi mi ha messo al collo la sua bambola rotta e mi ha detto seguimi, vieni con me, guarda come sono, come sei anche tu.

Un solo giorno è servito, per leggere tutta la storia, quando magari intorno ho libri che prendo e poso senza riuscire a giungere alla fine. Lei no, non me l’ha permesso, costringendomi a guardare nei suoi occhi fin quando la coscienza dell’imposizione si è sciolta dentro la consapevolezza della mia volontà di farlo.

Mi ha sbattuto in faccia la sua vita, senza sapere, o forse sapendolo, che era anche la mia. Non uguale nei dettagli, nei passaggi, ma quella crepa, che si allunga fino a diventare il punto esatto in cui ti distruggerai in mille pezzi, quella è la stessa, identica.

Mi fermo a pensare alla gente che ho intorno. È strano, anzi no, ma ha ragione Stella. Sono tutte broken. Come lei. Come me. Potrei fare i nomi di tutte le mie amiche, o del mio uomo, sarebbe lo stesso risultato.

Ti dico che su certe pagine ho pianto. Nessuna vergogna, è accaduto, non importa. Quei mostri sono duri da cacciare via, tu lo sai meglio di me.

Lo voglio regalare alle mie broken barbies, so che lo ameranno e lo odieranno quanto me, il tuo libro. Che non ti lascia, non esce, non va via. Resta chiuso dentro a gridare la rabbia lasciando l’unico conforto che c’è qualcuna come te, e che adesso è più facile riconoscerla.

Dovrei dirti grazie per questa bambola rotta che vedo ciondolare sul mio petto, perché era già lì e tu me l’hai fatta vedere. Dovrei dirti grazie per avermi dato qualcosa che non sapevo di avere. Lo farò a modo mio, so che a te andrà bene. Lo sento.

Il blog di Alessandra Amitrano

Il blog di Broken Barbie

Post dedicato a Fabiana, amica "broken barbie", con l'augurio che si rimetta presto, prestissimo, perché niente può farci più male.

martedì, 26 luglio 2005
author: Tittyna @ 26/07/2005 18:36
category: segnalazioni
comments: commenti (10)(popup) | commenti (10)

Con un giorno di anticipo ecco arrivare la quarta parte di "Manila". Un terzo di storia è ormai pubblicato, e posso dirvi fin d'ora che saranno 12 i post totali. Forse ad agosto farò un breve pausa, ma penso pure che nessuno se ne accorgerà, o almeno lo spero per tutti noi.

Con un giorno di ritardo vi segnalo il pezzo del lunedì su Mentelocale, nella mia rubrica "Spunti di vista". Vi rammento che la mia rubrica è l'unica a concedere la possibilità di commentare, e credo sia un esperimento che, qualora i risultati fossero buoni, porterebbe ad estendere questa possibilità anche ad altre rubriche. A tal proposito ringrazio Marco Lagazzi ed Herr Effe che hanno contribuito sul pezzo della scorsa settimana con le loro opinioni.

Molto probabilmente il 13 agosto sarò a San Benedetto del Tronto per la presentazione di "Tua, con tutto il corpo". Probabilmente sarà il mio debutto ufficiale in pubblico. Probabilmente me la farò sotto. Un grazie ad Angela.

venerdì, 22 luglio 2005
author: Tittyna @ 22/07/2005 20:25
category: blog
comments: commenti (34)(popup) | commenti (34)

Stanotte mi sono svegliata di soprassalto, con un’immagine davanti agli occhi e un pensiero fisso nella mente. Si sa che l’estate, e l’approssimarsi delle ferie, generano in ogni individuo uno stato di stress notevole, quasi che fino a quel giorno non abbia sudato sangue sul posto di lavoro. Ma tant’è, ogni santa estate che arriva porta con sé il suo carico di elementi drammaticamente stressanti ed io, che sono una persona come tante, ne sono immancabilmente vittima predestinata.

Nonostante abbia l’abitudine di guardare la televisione di rado, tuttavia è prassi, all’ora di cena, avere lo schermo acceso davanti agli occhi, così da illudersi, guardando un telegiornale, di essere minimamente informati su quello che accade nel mondo. Il guaio è che, tra una cosa e l’altra, passano vari spot pubblicitari spesso innocui ma altre volte letali per la psiche leggermente assopita dal tg. Di norma i prodotti pubblicizzati all’ora di cena sono quelli adatti all’igiene orale, all’alimentazione corretta, alla bevanda più salutare. Tra questi, visto il periodo vacanziero, si è però vigliaccamente infilato lo spot che mi ha portato a svegliarmi di soprassalto, nel cuore della notte, in preda all’ansia più profonda.

La prova costume. La prova costume, capite? Avete presente quella pubblicità? Ecco, io rivedevo quella ragazza dall’aspetto normalissimo (furbi i creativi dello spotting a non metterci la classica top model tipo vitasnella) girarsi e rigirarsi davanti allo specchio della cabina al mare (???) con il sorriso sulle labbra tipico di chi è ampiamente soddisfatta di ciò che vede, voltarsi verso di me e puntare un dito accusatore. Io mi giravo, ignara, ma dietro me c’era solo una spiaggia deserta e dovevo perciò desumere che quello sguardo di malcelato rimprovero era proprio rivolto a me.

Con la fronte imperlata di sudore mi sono alzata dal letto mentre la vocina nella testa  ripeteva, salendo di tono fino a diventare acutissima: la prova costume, la prova costume, la prova costume. Ci mancava solo la risata finale di “Thriller” (non ne sono certa ma forse c’è stata anche quella).

Ad ogni modo, vuoi per la stanchezza, vuoi per il fastidio che quella vocina sgraziata mi provocava, ho deciso che dovevo farla subito, nottetempo, all’insaputa di tutti. Si, anch’io dovevo abbassarmi a fare la famigerata prova costume, esame che aveva gettato intere generazioni di donne nello sconforto quand’anche nella depressione più profonda, nei casi più disperati.

Quatta quatta, mi sono messa davanti allo specchio, mi sono spogliata completamente nuda e lì, sola con me stessa ed il mio corpo, improvvisamente mi sono ricordata che io, il costume, non lo porto.

Sono tornata a letto e mi sono addormentata come una bimba.

 

 

mercoledì, 20 luglio 2005
author: Tittyna @ 20/07/2005 22:23
category: segnalazioni, blog
comments: commenti (11)(popup) | commenti (11)

 

Hey tu, mi senti? Sono qui, qui, dietro questo muro. Mi senti? C’è qualcuno, lì fuori? Qualcuno mi sente? Qualcuno può aiutarmi?

Sono qui, dietro questo muro, un muro alto, spesso, invalicabile. Bello, vero? L’ho fatto io, con le mie mani, mattone dopo mattone, giorno dopo giorno, dolore dopo dolore. È alto, molto alto. Ed è solido, molto solido, non provarti ad abbatterlo.

Fammi sentire la tua voce, ti prego. parlami, dimmi qualcosa. Dietro questo muro non c’è nulla, oltre me. Io, e questo cerchio di cielo sopra la testa, un giorno azzurro, un altro giorno grigio, e poi nero, la notte. Tanto nero. Senza luci, senza stelle, senza rumori. Così vuoto, e inutile e tetro.

Ma tu mi ascolti? Ci sei, oltre questo muro circolare che segna il perimetro esatto del mio niente. Se ci sei, oltre questo muro, dimmi com’è, il suono del tempo che passa, e l’odore di casa e di cena. Raccontami i tuoi respiri, i tuoi sospiri, e parlami di quella gioia al mattino, quando apri gli occhi sul mondo ed il mondo è ancora lì, dove l’avevi lasciato tu, la sera prima.

Hey tu, lì fuori, ci sei? Mi senti? Io sono qui, dietro questo muro. È inutile che lo segui, che ci giri intorno, tanto non troverai entrate, ed io non ho mai trovato uscite. È alto, molto alto, e bianco, tanto bianco. Così bianco che quando c’entra il sole mi pare quasi svanire nel bianco e mi sembra di essere di nuovo libero, e ancora vivo. Per un attimo, breve, assaporo il terrore di essermi sopravvissuto.

Vorrei che tu fossi qui, adesso, per vedere quello che vedo io. Vorrei che tu sentissi com’è, questo vuoto, questo nulla cui si riduce un uomo, per raccontarlo, per dirlo agli altri, a quelli fuori che tirano su mattoni. Per dirgli com’è, per spiegare cos’è, al di qua del muro. Diglielo, che vorrei tornare a casa. Diglielo. Gridalo forte, se non ti ascoltano, urlalo. Pure se io non ti sento più, almeno, o forse, ti sentiranno loro.

Manila – Storie di Strada – terza puntata online qui, su Calde Luci Rosse.

Spunti di vista – secondo appuntamento su Mentelocale. Novità, l’apertura dei commenti sperimentato proprio nella mia rubrica.

 

lunedì, 18 luglio 2005
author: Tittyna @ 18/07/2005 00:38
category: scritture
comments: commenti (18)(popup) | commenti (18)

Il primo mistero di Tittyna è svelato. Il regalo di Laura Guglielmi, di cui vi avevo parlato qualche post orsono, è arrivato. Dirvi che sono felicissima è dire poco, tant'è che sono appena rientrata e subito mi sono connessa per fare un salto su Mentelocale. "Spunti di vista", racconti, pensieri e opinioni di una blogger, è la mia prima rubrica settimanale. Non voglio dire che mi sento una giornalista, però da neofita quale sono spero mi sia concesso un po' di sano entusiasmo. Avevi ragione, Asia, a dire che le cose mi stavano già succedendo. Grazie alla preziosissima opera di Mina Vitiello tutti i miei articoli precedenti, e pubblicati nella sezione "Leggere e Scrivere" sono stati riportati all'interno dell'archivio della mia rubrica, su "Modi e Mode", per una più agevole e compatta visualizzazione.

L'articolo di questa settimana parla dei blog, e magari potrà essere oggetto di discussioni, perchè no. Ne sarei felice. Andiamo avanti così, che la rotta è quella giusta e il cielo è sereno.

sabato, 16 luglio 2005
author: Tittyna @ 16/07/2005 00:24
category: tittyna
comments: commenti (13)(popup) | commenti (13)

Di norma mi cerco obiettivi a lunghissima scadenza di modo che possa dimenticarmene con tutta calma e senza sentirmi particolarmente in colpa, dopo.

Esiste un meccanismo tanto perfetto quanto perverso, nella mente umana, che tende ad archiviare le cose in modo tale che, quando vai a prendere un foglio qualsiasi non è mai quello che cercavi. Inoltre, e in questo consiste la genialità della faccenda, si tratta sempre di qualcosa che ti porta così lontano da ciò che cercavi da fartene dimenticare, spesso in modo definitivo.

Ultimamente, invece, comincio delle cose e poi, incredibile a dirsi, le porto a termine. Questo cozza tremendamente con l’immagine e l’idea che ho di me stessa. Sto cambiando, avvertendo la mutazione, oppure tutto questo è solo momentaneo?

La verità è che sono convinta che sta per accadere qualcosa. Cosa non lo so, ma è lì, dietro l’angolo, e mi sta per succedere. Poi non potrò dire che non l’avevo detto.

mercoledì, 13 luglio 2005
author: Tittyna @ 13/07/2005 11:19
category: blog
comments: commenti (28)(popup) | commenti (28)

La seconda puntata di "Manila" è online. Basta cliccare sul banner a lato e vi troverete catapultati dentro un'avventura entusiasmante e avvincente (ma che diavolo sto dicendo!!).

Questo progetto in progress è pubblicato anche su KingLear quindi, se vi va, potete leggerlo anche lì, che una seconda visione, di norma, compendia al meglio la prima.

Sono stata intervistata da un'importante rivista nazionale, che non vi citerò, per ora, neanche sotto tortura. Sapete perché? Perché sono certa che, per problemi di spazio, taglieranno proprio la mia parte.

Laura Guglielmi mi ha fatto un gran regalo. Poi vi dirò, non è ancora il momento (si lo so, stamattina sono un pochettino str***a).

Stanotte alle 4:41 mi hanno rubato la macchina. E' stata ritrovata alle 5:20. Un'ora e mezza in strada, sul luogo del ritrovamento, poi deliziosa passeggiatina al commissariato di Ostia, da dove sono fuoriuscita alle 8:30. Poi uno ti dice, come ti svegli al mattino? Felice o contrariata? Non so, fate voi.

martedì, 12 luglio 2005
author: Tittyna @ 12/07/2005 23:21
category: blog
comments: commenti (7)(popup) | commenti (7)

tratto da "L'era del cinghiale bianco"**

Era non avere la patente. Era comprare una patente. Era andare in moto dietro a qualcuno. Era andare in macchina, sui sedili dietro, con qualcuno. Era la trasmissione di cantautori italiani nelle prime radio libere. Era andare fuori gli studi delle tv private che ospitavano i Take That. Era il profumo di tigli. Era il profumo delle merendine confezionate. Era d'estate e tu eri con me. Era d’estate e tu eri con me, e con lei, e non era un Pensiero Stupendo. Era la sensazione che il mondo fosse da scoprire. Era la sensazione che il mondo non l’avrei mai scoperto. Era la certezza che il mondo fosse mio. Era la certezza che il mondo fosse altrove.

Era il volantinaggio. Era il libertinaggio. Era io l'anarchico che sbatteva un gelato in faccia a lui del fronte della gioventù. Era io quella che sbatteva il gelato in faccia a lui che mi chiamava puttana. Era io l'anarchico che litigava con tutti al circolo degli anarchici. Era io che litigavo con le amiche del muretto per i ragazzi. Era il cineforum. Era la discoteca. Era la sbronza dopo il cineforum. Era la sbronza dopo la discoteca, con conseguente ricovero e segnalazione alla questura. Era Prévert. Era Pirandello. Era il cuore che pompava la libertà delle idee. Era il cuore che pompava alienazione d’idee. Era la non solitudine.Era l’isolamento tra quattro mura.

Era la famiglia che non poteva più essere il fondamento della società. Era la famiglia che andava abolita come una volta il tassello civile della schiavitù. Era la famiglia che non poteva più essere il fondamento della società, che andava abolita come una volta il tassello civile della schiavitù e la mia si faceva pioniera, dissolvendosi tra le macerie della mia adolescenza. Era la famiglia dove rientravo di notte sbattendo contro gli spigoli delle porte. Era la famiglia dove rientravo di notte sbattendo contro gli spigoli delle porte e le mani aperte e dure di mio padre. Era la famiglia che dopotutto sognavo. Era la famiglia che poi è stata. Era la famiglia che non è. Era la famiglia allargata, tra nuovi compagni e nuove compagne e un equilibrio perduto per sempre.

Era il giro del tempo. Era il giro a vuoto del tempo. Era l'apertura degli spazi. Era la restrizione degli spazi. Era la follia del non sentirsi legato. Era la follia del non sentirsi legata eppure lo stesso prigioniera. Era tutta la vita davanti. Era tutta la vita davanti. Era la vita che vivevo senza sognarla. Era la vita che vivevo senza accorgermi. Era il sogno di cambiarla già da allora. Era accorgermi che non potevo davvero cambiarla, già da allora. Era già da allora la disillusione, il tempo immobile, lo spazio chiuso. Era già da allora la disillusione, il tempo perduto, lo spazio concentrico. Era pensarci solo di notte fumando l'ultima canna. Era pensarci solo di notte, seduta sul davanzale della finestra, guardando giù, nell’abisso, fumando l’ennesima canna. Era la percezione netta di come sarebbe andata a finire la storia. Era la percezione confusa di come sarebbe andata a finire la storia. Era la stessa storia banale e assurda che ognuno di noi vive. Era la stessa banale assurda storia che ognuno di noi vive. Era vedermi a 44 anni come sono ora. Era dimenticarlo, quando tornava giorno. Era vedermi a 28 anni come sono ora. Era cercare di dimenticarlo, quando tornava giorno. Era non riuscirci quasi mai.

*qui

**Tutto questo è colpa sua, ha cominciato prima lui ;)

lunedì, 11 luglio 2005
author: Tittyna @ 11/07/2005 20:48
category: blog
comments: commenti (7)(popup) | commenti (7)

 

Il cinema americano è, da sempre, il faro luminoso che guida qualsiasi cineasta alla realizzazione di un film. È solo dopo aver visto, studiato e analizzato il cinema americano che si può metter mano alla macchina da presa e tentare di realizzare qualcosa che somigli vagamente ad un film vero. Solo dopo aver imparato la teoria e la tecnica del cinema americano si può pensare di ottenere da una qualsiasi produzione, anche la più scalcinata, i fondi necessari alla realizzazione di un lungometraggio. Il cinema americano è il cinema, tutti gli altri vengono dopo, in scia, più o meno degnamente. Sappiate, e questo è un autentico scoop, che i fratelli Lumiere erano in realtà americani e che furono ceduti alla Francia esclusivamente per sdebitarsi della famosa statua avuta in dono dai transalpini. John and Jack Lumierson erano americani fino al midollo.

Per aiutare gli aspiranti critici e cineasti italiani nell’apprendimento delle basi necessarie ho realizzato questo breve trattato sulla sceneggiatura della commedia sentimentale all’americana che è, senza dubbio alcuno, la madre di tutte le commedie. Pare che addirittura la commedia greca di Menandro e Filemone abbia attinto a piene mani dai maestri statunitensi dell’epoca tanto che lo stesso Plauto s’adirò non poco quando fu tacciato di aver copiato dai greci le sue opere. Destò grande sorpresa, tra i Romani, la rivelazione che fece lo stesso Plauto secondo la quale fu la visione di “Serendipity” e “Alex ed Emma” a cambiargli la vita. C’è da dire che i Romani, inguaribili esterofili, trovarono la cosa degna di encomio.

Tornando a noi, sappiate che al di fuori di questi rigidi schemi drammaturgici non v’è possibilità di realizzazione, quindi imparate al meglio le linee guida di questi semplici screenplays e avrete fatto passi da gigante.

Linee guida della commedia sentimentale americana

Lezione di sceneggiatura

1-     La classica

Lui ama lei, ma lei se la tira da matti. Lei è superiore a lui per estetica (lei gran figa, lui inguardabile), ceto, censo insomma, come direbbe Totò, è superiore al censo per censo. Lui deve ancora realizzarsi quindi appare modesto e sommariamente sfigato. Ha amici sfigati, una famiglia sfigata, una Ford decappottabile del 1908 e una casa-zattera in affitto di cui si vergogna. Lei, nel frattempo, se la spassa con un tipo ricco, biondo, pari grado e stupido come una melanzana alla griglia. Lui, umiliato e offeso, s’allontana da lei per tornare solo quando un colpo di culo, cioè, di scena, lo aiuta a realizzare il suo sogno e quindi a conquistare l’attenzione e la stima dell’intero pianeta terra (generalmente questi tizi diventano cantanti, scrittori, pittori, broker).

Lei, davanti a qualche milione di dollari, ammette senza pudore alcuno i suoi errori e la sua superficialità, quindi mostrandosi contrita e pentita gli confessa candidamente e senza alcuna vergogna di averlo sempre amato e che si era allontanata da lui per colpa della sua famiglia, che osteggiava quel rapporto e quel sentimento profondo. Lui, memore delle scopate di lei con la melanzana, fa il duro e se la tira per un po’, ma poi eroicamente capitola (dovrà pur finire il film).

Conclusione su matrimonio hollywoodiano oppure, ancora meglio, su una riunione di famiglia con bambini che giocano nel giardino di una villa sfarzosissima e i genitori di lei, ormai nonni, che riempiono lui di attenzioni e cortesie.

Se saprete scegliere bene gli attori 4 stelline non ve le toglie nessuno, in più vi sarà concessa l’opportunità di realizzare l’inevitabile sequel. Coppia consigliata al momento: Brad Pitt, Angelina Jolie. Non dovrete neanche fare promozione al film, penseranno a tutto loro.

 

(Segue)

 

domenica, 10 luglio 2005
author: Tittyna @ 10/07/2005 11:50
category: scritture
comments: commenti (4)(popup) | commenti (4)

-         Dai Gianni, smettila con questa storia, stai diventando noioso.

 

-         Non lo sto diventando Laura, lo sono. E sai perché lo sono?

 

-         Si, lo so perché lo sei. Perché hai trent’anni più di me, giusto? Non è forse questo il problema? Non è sempre stato questo, il problema?

 

-         Brava, vedi che hai capito? Ho trent’anni più di te, Laura, e non sono uno scherzo. Mentre tu nascevi io avevo già una moglie e due figli. Ero già ai vertici della società per cui lavoro da 35 anni. Quando tu ancora non camminavi io ero già laureato da 6 anni…

 

-         Ma è possibile che non sei capace di pensare alla tua vita senza necessariamente relazionarla alla mia?

 

-         No, perché è proprio questo che mi chiedi, Laura. Se tu vuoi relazionarti con me io devo per forza fare altrettanto.

 

-         Io non t’ho mai chiesto di relazionarti. Ti ho chiesto di stare insieme. Parlare, mangiare, uscire, qualche volta scopare. Non mi sembrano programmi fuori dalla tua portata.

 

-         Tra vent’anni io ne avrò 72. Tu 40. Vuoi davvero farmi credere che non vedi il problema?

 

-         No Gianni, non lo vedo il problema. Io tra vent’anni non ci sarò più. Io tra vent’anni sarò cenere da quindici. Adesso ci puoi venire a letto con me, o ti serve altro?

venerdì, 08 luglio 2005
author: Tittyna @ 08/07/2005 23:00
category: tittyna
comments: commenti (13)(popup) | commenti (13)

Ho desiderato cancellare tutto e poi riscriverlo. Ho desiderato sostituire i personaggi, i loro ruoli, i loro caratteri. Ho sognato di trasferire tutto in un'altra città, in un’altra nazione, su un altro pianeta. Ho gridato per una malattia che non c’entrava niente con la storia eppure la faceva da protagonista.

Ho pensato di cambiare colore e immagini, ho maledetto anche la scelta dei nomi, dei cognomi, dei segni e dei simboli. Ho sperato d’essere ancora in tempo per farla rotolare per terra, sull’erba, sulla sabbia. Ho desiderato che aprisse gli occhi sul cielo, e che il profumo fosse così forte da svegliarla. Ho pregato perché attraversasse il ponte, perché le ferite smettessero di sanguinare. Ho immaginato di accartocciare migliaia di fogli impiastrati da segni sovrapposti, calligrafie diverse, anime e lacrime.

Ho sperato di poterlo fare; l’ho chiesto, invocato. Ma non si poteva proprio.

Era solo una coscienza.

giovedì, 07 luglio 2005
author: Tittyna @ 07/07/2005 22:44
category: scritture
comments: commenti (3)(popup) | commenti (3)

 

Il dottor Fagioli trovava francamente intollerabile che a qualche sua paziente, occasionalmente, capitasse di morire. Intollerabile e fastidioso c’è da aggiungere, per via non solo del danno economico derivante la perdita fisica di una cliente, ma per quella mania tutta italiana di avviare indagini su ogni minima, stupida cosa. Indagini che era costretto a bloccare sul nascere utilizzando, ancora una volta e per ironia della sorte, del denaro. Il danno, evidentemente, era doppio. Mancate entrate da una parte, considerevoli uscite dall’altra. E sì che la sua, bisogna ammetterlo, era un’attività molto redditizia, di facile svolgimento e senza palesi controindicazioni. Era una passeggiata di piacere, se non fosse stato per quegli occasionali e inopportuni decessi.

Le pazienti si presentavano da lui in condizioni di sovrappeso intollerabili, desiderose solo di affidarsi completamente a qualcuno che fosse in grado di guidarle mano nella mano verso una condizione fisica umanamente accettabile. Spesso, quand’anche sempre, queste pazienti venivano a loro volta presentate al dottore da altre pazienti che, grazie alle cure del dottor Fagioli, apparivano al massimo del loro splendore, dimostrando vent’anni di meno e sottolineando in ogni discorso i pochi mesi che si erano resi necessari alla perdita di 20, 30, 200 chili.

Le novizie, moralmente a pezzi e guardate con disprezzo da mariti, figli e conoscenti vari, alcune preda della depressione più acuta, queste donne dicevo, trovavano nell’amica rediviva il seme della speranza. Forti di questa ritrovata consapevolezza pagavano senza fiatare l’esosa parcella per la prima visita, fingevano inconsapevolmente che quella visita avesse una qualche reale valenza scientifica e poi, con le preziose ricette in mano si lanciavano dentro la prima farmacia disposta allo spaccio di stupefacenti per acquistare, a suon di euro, le famigerate pasticche annienta-fame.

Le pasticche. Le famose pasticche del dottor Fagioli, quelle da sciogliere direttamente nel Sacro Graal per acquisire l’eterna giovinezza, ed il fisico da inflazionata top model.

Il guaio vero, per le pazienti, era che una volta smesse le pasticche tornavano spesso e volentieri quelle di prima, quand’anche qualcosa di più e di peggio, disilluse e vinte fin nel profondo, con la forza di volontà di un topo davanti al formaggio.

Altre, occasionalmente e a tradimento, addirittura morivano, creando al dottor Fagioli i penosi problemi di cui sopra. Dura la vita del missionario, pensava tra sé, maledicendo l’ennesima poveretta passata a miglior vita, e il denaro finito nelle tasche di chi poteva insabbiare l’ennesima pratica. Ma tant’è, in fondo doveva pur andare avanti, che mantenere la Porsche e la villa non era mica roba da ridere. Firmò un’altra ricetta e pensò che in fondo, ma si, per un pesce perso altri stavano per abboccare e questo, in cuor suo, era tutto ciò che contava.

 

PS 1: Lo so benissimo cos’è successo a Londra. Semplicemente non ho voglia di parlarne.

PS 2: La prima puntata di Manila è qui.

lunedì, 04 luglio 2005
author: Tittyna @ 04/07/2005 00:26
category: segnalazioni, scritture
comments: commenti (45)(popup) | commenti (45)

Eccola qui, questa è la copertina, o il banner che dir si voglia, del progetto che sta per partire su "Calde Luci Rosse". Ciò significa che ormai ci siamo e salvo complicazioni martedì potrete leggere il primo dei dodici post che comporranno il primo episodio (e che spero non resti l'unico). Si legge che sono emozionata per questo? Forse si, perché normalmente in questi casi divento pedante e mi sto accorgendo proprio ora di esserlo.

Su Mentelocale domani esce il mio consueto articolo del lunedi. Si tratta di un piccolo omaggio alla mia casa, che credo d'aver descritto nei minimi particolari, o almeno in quel che più amo guardare. Nel frattempo c'è una bella recensione di "Tua, con tutto il corpo", dove ho conquistato insieme a Lisa, la protagonista del mio racconto, un paio di righe.

Infine due parole sul Live 8. Nel bene e nel male bisogna accettare il fatto che oggi soltanto la musica è capace di aggregare così tante persone per un evento. Non ci riescono le altre arti, non ci riesce ormai più da secoli la politica. Non credo sia intelligente accusare gli artisti di essere diventati vecchi, o di non essere all'altezza. In circostanze come questa, a prescindere dall'utilità dell'atto in sé, ciò che conta credo sia scoprire che, grazie a non so chi, c'è ancora qualcosa capace di far uscire la gente di casa e riunirla davanti ad un palco. Se arrivi o meno qualcosa in Africa, o se questo movimento sia in grado di smuovere determinate decisioni non è fondamentale. E' ovvio che questi problemi possono avere solo soluzioni politiche. Ma criticare tutto solo perché è snob farlo lo trovo francamente stupido. Ecco un post, tra tutti quelli che ho letto a riguardo, che linko con vero piacere, e ringrazio Daisy aggiungendo che Madonna è unica e meravigliosa, parola di vecchia fan.

UPDATE: Ecco il link all'articolo su MENTELOCALE, "La casa bianca".

venerdì, 01 luglio 2005
author: Tittyna @ 01/07/2005 13:49
category: blog, scritture
comments: commenti (11)(popup) | commenti (11)

Vogliamo dirlo che è passato un mese dall'uscita di "Tua, con tutto il corpo"? Ok, diciamolo, e diciamo anche che qui, su IBS, cominciano a fioccare le recensioni di chi il libro l'ha letto. Devo dire che sono soddisfatta. Sebbene nessuno di mia conoscenza abbia lasciato tracce, le recensioni sono per la maggior parte buone, ed incontrano i miei gusti. Angela Buccella, Manila Benedetto, Eliselle, Daniela Gambino, insomma, quelle che più mi sono piaciute sono anche quelle più citate. Non posso nascondere la soddisfazione di essermi vista citata anch'io, con belle parole, da persone che non conosco e che hanno evidentemente letto il mio racconto con spirito e mente aperti. Io vi ho lasciato il link, spero che anche voi che mi seguite e leggete da tempo abbiate presto l'opportunità di esprimere il vostro parere. Insomma, ci terrei ecco.

A questo proposito avrò presto modo di fornirvi una data per la presentazione. Devo solo sentire l'editore per mettervi a disposizione un numero di copie adeguato. Poi saprete tutto, data e luogo.

Su "Calde Luci Rosse" partirà, a breve, "Manila, storie di strada". Sarà un racconto/romanzo postato a puntate che, qualora io riesca a trarre sempre nuove e buone idee, acquisirà lo stato di serial. Vedremo, intanto la prima puntata è quasi ultimata e presto sarà on line.

Fate i bravi, anzi no.